Le Olimpiadi stanno arrivando

Categoria: Articoli Creato: Martedì, 30 Gennaio 2018 Ultima modifica: Sabato, 10 Marzo 2018 Stampa Email

Diario (semi)serio di un Viaggio in Corea del Sud, a pochi giorni dall'inizio dei Giochi Olimpici di PyeongChang, ai tempi di Kim...

Come tutto è cominciato

tedoforo coi pattini

Sulla lunga strada che il “fuoco di Olimpia” è previsto che percorra per arrivare al braciere posto nello stadio principale di PyeongChang, dove brucerà durante tutto lo svolgimento delle gare delle XXIII Olimpiadi Invernali, ho avuto l’onore di essere un “Dreamer”, una delle due categorie nelle quali sono stati suddivisi i 7500 tedofori (dei quali solo venti italiani) che con la loro staffetta stanno portando, di torcia in torcia, questo importante simbolo dei Valori universali dei Giochi.

La scelta dei Tedofori è stata fatta partendo dal claim della campagna internazionale “Do What You Can’t”, con l’obiettivo di raccogliere delle storie che avessero come protagonisti dei “Dreamer”, coloro che perseguono i loro sogni lottando con tutte le loro forze per aprire nuovi orizzonti, o degli “Achiever”, quanti hanno già affrontato le difficoltà e raggiunto il proprio obiettivo. Io nello specifico ho partecipato dopo essermi candidato raccontando un Sogno che è mio ma è quello di uno sport intero: quello di vedere finalmente il pattinaggio a rotelle ai Giochi Olimpici!

Ho portato la fiaccola a piedi e senza simboli, come vuole il regolamento, ma l’ho fatto idealmente con le rotelle sotto le scarpe: per tutti i pattinatori che hanno sempre sognato l’ingresso alle Olimpiadi, per quelli che avrebbero veramente meritato di andarci, per quelli (come me) che avrebbero comunque solo guardato gli amici da casa e (soprattutto) per quelli più giovani che questo sogno potranno (si spera) finalmente realizzarlo e potranno veramente sviluppare la loro carriera agonistica con questa ambizione, una di quelle ambizioni che ti ispira sin da bambino.

 

Lo Spirito Olimpico comincia su una pedana malmessaMa se un giorno potremmo andarci alle Olimpiadi sarà importante ricordiarci sempre che lo “Spirito Olimpico” comincia da lontano, da una pedana malmessa o da una palestra dove piove dentro, da pattini buoni solo per provare o che fanno tanto male ai piedi, e da tanta disponibilità (di sempre meno persone) di lavorare per promuovere il nostro sport e di fornire ai più piccoli quegli elementi che servono per una corretta crescita motoria e per sviluppo di una sana cultura sportiva. Perché non tutti potranno andarci, ma a tutti, quando si avvicinano al pattinaggio, dobbiamo far vivere un sogno.

E adesso che quel sogno sembra davvero più vicino, perché Intanto si va agli YOG di Buenos Aires 2018, sperando sia il primo passo verso Parigi 2024, seguendo così lo stesso cammino che la nostra World Skate è riuscita a far percorrere allo skateboard, è giusto gridarlo al mondo che il pattinaggio a rotelle si merita le Olimpiadi! 

I Simboli dello Sport: la Staffetta della "Torcia Olimpica"

Le origini del Torch Relay moderno

La Fiamma è uno dei simboli dei Giochi Olimpici e le sue origini risalgono all'Antica Grecia, quando un fuoco veniva tenuto acceso per tutto il periodo di celebrazione delle Olimpiadi. Per gli antichi greci il fuoco aveva un valore divino: si credeva che fosse stato rubato agli Dei e donato agli uomini da Prometeo.

Il “fuoco” venne reintrodotto nel cerimoniale durante le IX Olimpiadi moderne di Amsterdam 1928. L'idea di una fiamma olimpica fu accolta con entusiasmo, e venne mantenuta come simbolo dell'Olimpismo.

L'idea di una staffetta che portasse il fuoco dall’antica Olimpia al Braciere Olimpico nasce in occasione dell’XI Olimpiade di Berlino 1936. Più di 3.000 tedofori portarono così la torcia da Olimpia a Berlino, facendo entrare la staffetta nel cerimoniale Olimpico. Dal 1960 la staffetta assunse l’attuale modalità con accensione ad Olimpia diversi mesi prima della cerimonia di apertura dei Giochi olimpici, per mano di undici sacerdotesse (impersonate da attrici) che accendono il fuoco ponendo una torcia all'interno di uno specchio parabolico concavo, che concentra i raggi del Sole. Da qua la fiamma viene trasportata di torcia in torcia fino alla città che ospiterà i Giochi Olimpici con una staffetta formata da "tedofori".

Tradizionalmente, Il primo tedoforo è greco e tra i tedofori si contano anche atleti e celebrità, ma la maggior parte sono persone comuni. La staffetta termina il giorno della cerimonia di apertura, nello stadio principale dei giochi. L'ultimo tedoforo, che spesso viene tenuto segreto fino all'ultimo momento, usa la torcia per accendere la fiamma nel braciere che di solito è situato nei pressi dello stadio Olimpico. Questa fiamma brucia per tutto il periodo di celebrazione dei Giochi Olimpici e viene estinta nella cerimonia di chiusura.

Per gran parte del tragitto la torcia viene portata a piedi, ma negli anni è stata trasportata anche in molti altri modi: la torcia viaggiò per nave nel 1948, per attraversare la Manica, e venne trasportata in aereo per la prima volta nel 1952, quando andò ad Helsinki. Nel 1956, le gare di equitazione vennero disputate separatamente a causa di una stretta regolamentazione della quarantena vigente in Australia. Tutti i portatori della torcia che la trasportarono a Stoccolma, dove queste gare si svolsero, viaggiarono a cavallo. Un particolare mezzo di trasporto venne usato nel 1976, quando la fiamma fu trasformata in un impulso elettronico. Da Atene, questo impulso venne inviato via satellite in Canada, dove un raggio laser venne utilizzato per riaccendere la torcia. Più volte la torcia è stata fatta passare anche attraverso l'acqua: a Grenoble 1968 è stata condotta attraverso il porto di Marsiglia da un subacqueo tenendola in alto sopra l'acqua. Nel 2000, un chiarore subacqueo è stato utilizzato da un subacqueo attraverso la Barriera corallina in rotta verso i Giochi di Sydney. Nel 2012 è stata trasportata in barca attraverso porto di Bristol, nel Regno Unito, e sulla parte anteriore di un treno della metropolitana di Londra a Wimbledon. Prima di Torino 2006 per un breve tratto la fiamma ha viaggiato a bordo della Ferrari. Altri insoliti mezzi di trasporto includono la canoa amerindia, un cammello e il Concorde.

Un altro modo di attirare l'attenzione è stato l'accensione del fuoco nello stadio. Alla XXV Olimpiade di Barcellona 1992, l'arciere delle Paralimpiadi Antonio Rebollo scoccò una freccia infiammata nel braciere dello stadio. Due anni dopo, la torcia olimpica venne portata nello stadio di Lillehammer da un atleta di salto con gli sci.

Appare chiaro che la “Torcia” è simbolo centrale di questa staffetta, in quanto portatrice dei valori dell’Olimpismo e annunciatrice dei futuri Giochi. Questa viene quindi realizzata dal comitato organizzatore con un design originale, rappresentante lo spirito e le caratteristiche dei giochi in corso, oltre che le tradizioni del paese ospitante. Il numero di Torce usate per un'Olimpiade è diverso ed è legato al percorso, dalle 22 di Helsinki 1952 alle 8000 di Londra 2012. Dovendo viaggiare anche in aereo la fiamma viene trasportata anche nella cosiddetta “lampada del minatore”, una speciale versione di sicurezza. Queste lampade sono utilizzate anche durante la staffetta, per preservare il fuoco nel caso in cui la torcia principale si spegnesse.

La Staffetta della Torica di PyeongChang 2018

Torch Relay in Sud Corea per PyeongChange 2018

I XXIII Giochi Olimpici invernali si terranno a partire dal 9 febbraio 2018 in Corea del Sud, nella contea di PyeongChang. Il fuoco è stato acceso il 1° novembre 2017, in modo che la staffetta durasse 101 giorni, volendo indicare con quel +1 il “giorno che apre nuovi orizzonti".

La Staffetta della Torcia Olimpica di PyeongChang 2018 coprirà un percorso in Corea del Sud proprio di 2018 km, come auspicio di successo per l’edizione.

Saranno 7.500 i tedofori, in rappresentanza dell’intera popolazione della Corea del Nord e del Sud (75 milioni) e del sogno dell'unificazione della Penisola Coreana. E dalle notizie degli ultimi giorni sembra proprio che lo “spirito olimpico” stia riuscendo a fare miracoli, almeno in termini di propositi di pace, tra il regime nordcoreano. Di questi la maggior parte saranno coreani mentre Samsung, sponsor dei giochi e Presenting Partner della Staffetta della Torcia si è occupata di reclutare 1500 “ambasciatori” da tutto il mondo, 20 italiani, accumunati dallo slogan, trasformato in hashtag com’è d’obbligo oggi, “Do what you can’t”, fai l’impossibile.  

La staffetta si snoderà attraverso 17 città e province su tutto il territorio nazionale e avrà 5 temi: la Cultura (Seoul), l'Ambiente (Suncheon), la Pace (nella regione più settentrionale), l'Economia (Incheon), e la Tecnologia della comunicazione (Daejeon), al grido e sulla colonna sonora di “Let Everyone Shine”, lascia che tutto brilli.

Il Viaggio, Seoul e Yongin

La dedica del mio Torch RelayFin qua l’importanza del simbolo e le modalità che hanno portato alla scelta dei tedofori. Ma il pomeriggio del 3 gennaio inizia il “viaggio” vero e proprio. Inizia da Malpensa con una lunga tratta intercontinentale, utile per fare la conoscenza dei compagni e delle loro storie.

Sull’aereo con me ci sono l’incredibile Giusy Versace, poliedrica atleta paralimpica, Paola Gianotti, che in sella alla sua bicicletta ha fatto il giro del mondo in bicicletta, Frank Chamizo Marquez, campione di lotta libera di origini cubane, Danilo Callegari, scalatore e appassionato di sport in solitaria, Tess Masazza, attrice e influencer, Matteo Dotti, con il suo sogno di camminare per le vie del Mondo, Giorgio Scuri, sciatore dal grande cuore, Nadia Temperini, che dopo aver sconfitto il cancro non vuole più fermare la sua corsa, William Palamara, che insegna che nonostante il diabete si può andare veloci, Gianpaolo Fattori, che ha portato il baseball in provincia, Emanuele Pozzi, fermamente convinto che i sogni fanno superare gli ostacoli, Federico Martini, ottimista di precisione, Giacomo Minello, informatico del futuro, Massimo Arcidiacono, giornalista sportivo della Gazzetta, Vittorio Brandi, scrittore e già tedoforo a Londra, Luca Figini, giornalista di tecnologia, Alessandro Isabella, convinto che il benessere si possa trasmettere ed insegnare. All’appello manca Marco Manenti (deejay delle emozioni), bloccato in Italia dall’influenza e il travel blogger Nicolò Balini che da bravo viaggiatore ci raggiungerà a Seoul direttamente dal Giappone.

Quasi 9000km percorsi in 12 ore e 8 ore di fuso da aggiungere fanno si che quando atterriamo a Incheon, poco a sud del 38° parallelo, quello che separa della famigerata “Nord Corea”, sia già quasi finito il nostro primo giorno in terra asiatica. C’è comunque il tempo di apprezzare la perfezione con la quale Samsung, praticamente uno stato nello stato nella ricca Corea del Sud, ha predisposto tutto per il nostro soggiorno: lo facciamo con la stupenda accoglienza all’aeroporto con gli shuttle pronti a trasportarci allo Shilla di Seoul, con il meeting tecnico e il primo contatto con “la Torcia”, con l’approccio al cibo coreano, servito in questo caso in veste ultramoderna.

Neppure il tempo di accorgersi di quel che sta succedendo ed è già il 5. Divisi in due gruppi c’è già chi parte per la sua “staffetta” e chi, come me, dovrà attendere 24 ore per il momento più importante del viaggio. E così, per far salire a mille l’adrenalina ecco un programma turistico pari a quelli che noi siamo abituati a proporre agli asiatici in visita nel Belpaese. Con la differenza che tutto l’interesse è nel cercare un WIFI per seguire la diretta “degli altri” e nello scoprire ancora di più chi sono i compagni che ci circondano. Ed è così che ogni momento è buono per approfondire una storia e diventarne ammiratori o cercare di “capire meglio”.

La cosa più strana? È che comunque sei in Corea del Sud. Poco prima di partire tutti i media parlavano di chi aveva il “bottone più grande” tra Donald e Kim e tu stavi andando proprio là. Ma arrivato la ti rendi conto che la cosa non importa a nessuno. Diversa percezione? Media che assopiscono? Effetto Olimpiade, con le strade, i muri, le piazze rese allegre e giocose dai simboli “a 5 cerchi” e dalle simpatiche mascotte dei giochi che fanno capolino ovunque, in diverse dimensioni e materiali? Non lo sapremmo mai, ma quello che sappiamo è che il nostro viaggio non avrà contribuito, ma lo spirito olimpico, nel quale ci siamo intrisi anche noi, ha fatto miracoli, perché tornati in Italia le prime notizie che sentiremo saranno proprio relative ad un “disgelo” tra Seoul e Pyongyang. Quella “tregua olimpica” tanto importante negli antichi giochi, sempre auspicata in quelli nuovi, chiamata con forza da Barcellona 1992, si sta’ realizzando almeno per la penisola che ospiterà questa edizione dei Giochi Invernali? E poi qualcosa cambierà? Lo sapremo presto, certo è che tutto questo rafforza l’idea che lo sport può cambiare il Mondo.

E invece la nostra corsa servirà a qualcosa? Il nostro gridare al Mondo cosa ci ha portato li contribuirà a dare nuove speranze? Creerà nuovi “dreamer” pronti ad impegnarsi fino in fondo o nuovi “archivier” pronti a dire a chi ancora non ha superato le difficoltà che si può fare non smettendo mai di lottare? Lo sapremmo a breve, il nostro momento si avvicina, e la prova è che rientrati in hotel, sul letto troviamo la nostra divisa da teofori pronta ad aspettarci.

Per noi è ora di dormire mentre in Italia è da poco passato mezzogiorno e quando sarà la nostra ora di correre sarà notte, in quell’eterno rincorrersi degli orari che gli annuali servizi dei “Capodanni dal Mondo” ci ha appena rinfrescato. È quindi il momento giusto per ricordare a tutti l’orario e il sito dove vedere il live-streaming come il manuale del buon tedoforo insegna (è sì, c’è un manuale…) e io, che oltre a tutta la mia famiglia a casa, sto’ pensando alla manifestazione che da una vita caratterizza la mia Epifania, la Befana dello Sport, non riesco a trattenermi, indosso subito la divisa e lancio un messaggio… chissà che ci sia così modo di essere al Palasport anche quest’anno. Torna utile anche la maglia della SPAL che mio padre mi ha dato prima di partire dicendomi “fai una foto, che così la pubblico su Facebook”, perché al termine del saluto ci sta’ tutto tirarla fuori come simbolo di una Città, di tutte le sue squadre e i suoi sportivi e del Sogno di raggiungere gli obbiettivi più insperati che tutti devono avere.

E senza neanche accorgercene eccoci già in viaggio verso Yongin, città ad una cinquantina di chilometri dalla Capitale, dove è previsto il tracciato del 6 gennaio della Staffetta della Torcia. L’ultimo meeting nella City Hall è l’occasione per fare la conoscenza con la propria Torcia, finalmente. Da bravi italiani ascoltiamo poco, anche perché poco capiamo, più impegnati a ridere e scherzare, sintomo di una felicità quasi incontenibile. I Coreani ci guardano maluccio, molto più contenuti nelle loro manifestazioni di gioia. Ed in questo clima si sale sul pullman che di lì a poco, ad una distanza di poco più di 200 metri l’uno dall’altro, ci depositerà al nel punto dove dovrà cominciare il nostro tratto di staffetta. 3 minuiti per fare 200 metri, chiamarla corsa è fino esagerato, ma quante cose da fare in quei 200 metri, o almeno da provare a fare perché l’emozione e tutte le persone che stanno ti stanno attorno e ti ricordano i passaggi fondamentali da svolgere sembrano lì più per distrarti che per aiutarti a portare il tuo messaggio. Ma l’enorme coreografia che è questa staffetta ha bisogno di queste regole per filare nel giusto verso e con questi pensieri si arriva a scender, pronti a partire.

Finalmente sulla strada. Tu, la tua Torcia e…. un mare di gente che ti travolge! Chi vuole una foto, chi ti incita, chi ti dice qualcosa che non capisci, chi ti sistema e finalmente chi ti apre il gas, perché ecco che sta’ arrivando il tedoforo prima di te. È un Coreano. È dal mattino che ti dicono “mettetevi d’accordo su cosa fare per nel momento del bacio della fiamma”. Fosse stato facile… ma qualcosa viene, il fuoco “passa”, foto di fronte, foto di lato e comincia il “tuo” momento. 3’ minuti e non ti ricordi nulla di quello che volevi dire. Mi ero preparato il discorso, era bello, chiaro, fluente. Pure con alcune parti in inglese. Poi ha vinto l'emozione. Ma sono comunque riuscito a parlare di pattinaggio corsa e Olimpiadi, perché quello è il sogno che mi ha consentito di essere lì, grazie a chi ha deciso che era giusto raccontarlo al Mondo. Ho rivolto un saluto ai miei amici che saranno lì a breve per gareggiare (Davide, Francesca, Riccardo, Mirko), ho ricordato Ferrara e i suoi sportivi, chi dona sangue e, naturalmente, ho salutato la mia famiglia... e con una velocità sorprendente metri e minuti sono terminati, perfino più veloci di quanto impiegano a finire i Giga del tuo Smartphone quando davvero ti servono.

Risali sul pullman, dove tutti hanno già “dato” e la tensione di prima, come il gas nella Torcia, è bruciata, sostituita da una nuova girandola di emozioni, nell’attesa di capire cosa davvero sia successo. Ed è da metabolizzare lentamente. Da casa hai pochi feedback. Tutti dormono. Pensi. Invece all’improvviso, appena c’è campo, iniziano ad arrivare e capisci che le emozioni non sono state solo tue ma sei riuscito a trasmetterle. E mentre realizzi trascorri gli ultimi scampoli di un incredibile trasferta, godendoti il gradevole seppur freddo, clima di Seoul, camminando tra i grattacieli alla ricerca dei fondamentali souvenir. Fino ad arrivare alla cena e capire che tutto quello che fino a quel momento pensavi fosse stato speciale era poco! Tre isole artificiali sul fiume Han sono la cornice per una cena indimenticabile dove ti viene trasmessa ancora una volta, l’ultima, l’importanza della Staffetta della Torcia e i suoi significati. Lo fa in un video messaggio il presidente del C.I.O. e di li a poco finalmente arriva il momento della consegna della Torcia. Non era una consegna scontata ma era attesa da tutti: qualcuno aveva detto “torna con me, non ne abbiate dubbi, già lunedì mattina devo iniziare a portarla in giro”.

Tornati a casa

La Torcia Olimpica alla Scuola Pattinaggio con SofiaÈ sì, “portarla in giro”, perché che sia un bell’oggetto di design è fuori dubbio, ma perché sia qualcosa di più, perché portato il fuoco di Olimpia continui a portare i valori buoni dello sport, bisogna farla girare, toccare e soprattutto spiegare. In questo modo la Torcia ha la sua “seconda vita”, che prevede sempre l’accendere “fuoco”, ora in senso figurato ma non per questo meno importante!

E per questo scopo, per accendere e condividere speranza, la mia Torcia sarà sempre disponibile. E vedo che anche quelle dei miei colleghi sono già più che impegnate, per portare un sorriso, un sogno, dare uno stimolo, raccogliere fondi, tutto quello di buono che lo Sport può fare. Perché in fondo “un vincitore è un sognatore che non si è arreso”.

La mia Torcia sarà aiutata in questa seconda vita dalle rappresentanze ferraresi di CONI, CIP, Panathlon e Atleti Azzurri, che hanno fin dal principio promosso e sostenuto la mia avventura e sono i naturali portatori dei valori dello Sport e dell’Olimpismo nella nostra comunità.

Tutte le foto e i video sono disponibili per sul mio profilo Facebook nell’album dedicato (clikka) e nel mio canale YouTube (clikka).

Link al drive della presentazione powerpoint e ad altri materiali per le scuole (progetto didattico, piccola guida sulle Olimpiadi con disegni)

Ringrazio Samsung Italia per aver deciso che il “Sogno” del pattinaggio a rotelle alle Olimpiadi era meritevole di essere raccontato nel corso del Olympic Torch Relay di PyeongChang 2018.

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