Intervista ad Adam Smulevich

Categoria: Panathlon Creato: Giovedì, 22 Novembre 2018 Ultima modifica: Giovedì, 22 Novembre 2018 Stampa Email

L'inizio della mostra nel Salone d'Onore del Palazzo Ducale Estense

Martedì 20 novembre si è svolta, nella sala dell’Arengo del Palazzo Ducale Estense, la presentazione ufficiale della mostra “Sport, sportivi e Giochi Olimpici nell'Europa in guerra 1936-48”, curata dal museo Mémorial de la Shoah di Parigi e organizzata dal Liceo Scientifico A. Roiti con la collaborazione e il patrocinio del Panathlon Club Ferrara e del Comune di Ferrara.

Sala gremita e tantissime autorità presenti, tra i quali il Sindaco del Comune di Ferrara Tiziano Tagliani, il Dirigente del Liceo Scientifico Roiti Donato Selleri, la Presidente Panathlon Club Ferrara, nonché vicepresidente della Scuola Regionale dello Sport CONI Emilia Romagna e delegato CONI provinciale, Luciana Boschetti Pareschi e il Presidente della SPAL Walter Mattioli.

Il racconto fotografico è realizzato dai fotografi Isabella Gandolfi e Dino Raimondi.

La Sala dell'Arengo gremita

Ospite della mattinata, trasformata in un vero e proprio “incontro con l’autore”, è stato Adam Smulevich, giornalista impegnato presso l’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, autore del libro Presidenti - Le storie scomode dei fondatori delle squadre di calcio di Casale, Napoli e Roma” (ed. Giustina) e, in collaborazione con altri ricercatori e colleghi, fondamentale per l'inserimento di Gino Bartali tra i "Giusti tra le Nazioni" dello Yad Vashem.

A margine della presentazione ho avuto la possibilità di intervistarlo:

Ciao Adam, vorrei partire da una frase di una tua precedente intervista su Gino Bartali che mi ha molto colpito “è vero che ci sono state tante persone che hanno voltato le spalle ed abbracciato l’indifferenza in quel periodo ma ce ne sono state anche moltissime che non l’hanno fatto. E sicuramente gli sportivi, gli sportivi veri che hanno dei valori profondi, non si sono tirati indietro e sicuramente c’è ancora molto da riscoprire”.

<<è si, la fibra umana che caratterizza gli uomini di sport emerge spesso nei momenti come questi. Con Bartali la realtà ha superato poi l’immaginazione perché lo spessore e l‘umiltà dell’Uomo ha fatto si che lui abbia sempre parlato poco di quanto fatto in quel periodo, anche con la sua famiglia, tanto più che alcune scoperte sono state pura novità anche per il figlio. Solo l’attenta ricerca ha consentito di scoprire prima l’attività di corriere clandestino, poi dell’esistenza della famiglia Goldemberg, il tassello manacante per inserirlo tra i “Giusti tra le Nazioni” dello Yad Vashem. Tra l’altro è già incredibile l’amicizia di Gino, che veniva da una famiglia delle campagne fiorentine e i Goldemberg, appartenenti alla borghesia mitteleuropea.>>

Smulevich con il Sindaco Tagliani

Si stima che Bartali abbia aiutato a salvare oltre 800 ebrei ma sappiamo anche che i numeri della Shoah sono spaventosi, furono almeno sessantamila gli atleti che non fecero ritorno da Auschwitz e dagli altri campi sterminio. Di essi oltre 200 erano stati olimpionici, recordman, vincitori di titoli iridati, nazionali, prestigiosi trofei,... esiste anche una stima di questi quanti erano di origine italiana?

<<la comunità ebraica italiana è molto piccola quindi la percentuale è molto piccola rispetto al totale. Tra gli atleti di alto livello si ricorda, ad esempio Leone Efrati, “Lelletto”, che finì i suoi giorni ad Auschwitz, costretto a combattere già stremato per divertire i Kapò. E parlando di lui si potrebbe aprire tutto il capitolo dei “Pugili del Ghetto”, tra i quali troviamo anche altri esempi di atleti che combatterono il regime, come “Moretto”, che sfuggito alla deportazione rimase a Roma per dare la caccia ai fascisti, o Settimo Terracina, che proprio a Ferrara combatté con la Stella di David sul pantaloncino, fu costretto a scappare negli States e tornò come militare americano per liberare Roma.>>

La mostra naturalmente presenta anche il rovescio della medaglia, cioè l’utilizzo dello sport come strumento di propaganda dei totalitarismi…

Smulevich visita la mostra

<<il potere dello sport si dimostra enorme e i regimi hanno saputo sfruttarlo appieno, basti pensare appunto all’Olimpiade del 1936, alle vittorie ai Mondiali dell’Italia di Pozzo e al concetto del superuomo come esempio da seguire. Questo, come detto all’inizio, non ha impedito a molti atleti di distinguersi e addirittura sfruttare i benefici che ne potevano derivare. Tornando a Bartali, ad esempio, la sua capacità di dissimulare inoltre è stata incredibile: non ha mai attaccato apertamente il Fascismo e questo gli consentiva di avere quel giusto grado di libertà per portare avanti il suo operato. Per meglio capire la sua figura vi consiglio, se avete modo, il monologo teatrale interpretato da Ubaldo Pantani (forse più noto come comico in “Quelli Che il Calcio”, ma ancor più bravo come attore) Bartali: il campione e l’eroe”. La regia è di Pablo Solari, i testi sono miei, di Massimiliano Castellani e Alessandro Salutini.>>

E’stato un piacere parlare con te di questi argomenti, perché discutendo del ruolo dello sport dal 1936 al 1948 si potrebbero aprire tantissimi temi. Oggi ci hai presentato prevalentemente il libro “Presidenti - Le storie scomode dei fondatori delle squadre di calcio di Casale, Napoli e Roma”, un libro che ha affascinato per la velocità di lettura e per come le tre figure trattate raffigurino aspetti diversi di cos’hanno comportato le leggi razziali, dalla distruzione della memoria postuma nel caso di Ascarelli, al destino subito dai più con la deportazione e la morte con Jaffe, all’accanimento inatteso verso anche chi si credeva al riparo perché “fascistissimo”, come Sacerdoti. Grazie di essere stato oggi con noi!

<<grazie mille per le belle parole. È stato un onore parlarne a Ferrara, davanti a così tanti ragazzi, in un periodo così carico di significati come l'80° anniversario dalla promulgazione delle Leggi razziali. Un periodo cui è importante guardare con sempre maggiore consapevolezza, affinché oggi mai si chiudano gli occhi davanti a vecchie e nuove ingiustizie. Lo sport può fare molto in questo senso.>>

Presidenti, il libro in mostra

Il racconto fotografico è realizzato dai fotografi Isabella Gandolfi e Dino Raimondi.

Pin It
Visite: 1398

Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna